L’angolo delle curiosità: Buddha bowl

L’angolo delle curiosità: Buddha bowl

I colori vivaci e la bellezza composta ed ordinata della Buddha bowl non possono lasciare indifferente nemmeno il palato più affamato. Con i primi bocconi si ha quasi la sensazione di deturpare un’opera d’arte, frutto di paziente attesa e laboriosa precisione. La storia della Buddha bowl – o ciotola di Buddha – si muove al ritmo dei cimbali e delle campane tibetane, evocando il tempo della generosità e delle antiche pratiche di elemosina dei monaci buddhisti.

Il ponderato accostamento di odori, sapori e consistenze della Buddha bowl si riverbera sullo stato d’animo di chi si appresta a consumarla: ogni amarezza sembra scivolare via lungo le sinuose rotondità della ciotola, lasciando la mente libera per l’accoglienza del cibo. Ma la Buddha bowl non solo regala soddisfazione alla vista e allo spirito (l’occhio vuole sempre la sua parte), ma schiude anche una straordinaria ricchezza nutrizionale.

In realtà, la ciotola di Buddha altro non è che un generoso piatto unico, assemblato secondo pochi e semplici principi: garantire un’adeguata varietà di cibi di diversi gruppi alimentari, prestare ad ogni ingrediente la giusta attenzione in fase di preparazione e…usare fantasia!

I carboidrati prescelti sono generalmente cereali integrali in chicco: riso integrale, orzo, farro, avena, ma anche miglio, teff, quinoa. La loro caratteristica è di avere un basso indice glicemico, dunque forniscono energia di lunga durata e con un migliore impatto metabolico (se vuoi rinfrescare la memoria sul concetto di indice glicemico puoi trovare qui l’articolo).

Le proteine d’elezione sono quelle di origine vegetale, come legumi, tofu e tempeh. Ma anche pesce azzurro, salmone, formaggio fresco, uova e carni bianche possono alternarsi nella Buddha bowl. E se carboidrati e proteine dovrebbero occupare ciascuno circa il 25% del piatto, il restante 50% dovrebbe essere destinato ad altri prodotti vegetali.

 

La forma tonda della ciotola rende omaggio al pancione della divinità orientale: ecco spiegato il nome, Buddha bowl! La forma tonda della ciotola rende omaggio al pancione della divinità orientale: ecco spiegato il nome, Buddha bowl!

 

Ovviamente non può mancare la verdura: l’ideale sarebbe realizzare un mix di diversi ortaggi cotti e crudi, creando un gioco intrigante di consistenze e sapori.

Il quadro di proteine e grassi protettivi può essere completato con l’aggiunta di frutta secca, come noci, mandorle o pinoli, semi oleaginosi, tra cui semi di lino, zucca o girasole, e avocado.

Frutta essiccata, bacche, ma anche fiori e petali donano un tocco allegro di colore: ci si può sbizzarrire con bacche di goji e acai, mirtilli essiccati, ma anche pezzetti di frutta fresca, come mela, ananas o melograno.

Per non dimenticare erbe aromatiche e spezie, che sanno esaltare profumi e sapori: una delle peculiarità di questa preparazione è proprio l’odore inebriante, che quasi anestetizza i sensi e concilia la calma.

Qualche cucchiaio di olio e la nostra multiforme Buddha bowl – che può presentarsi in veste sempre rinnovata a seconda del gusto e della voglia di sperimentare – è pronta!

Dunque, proprio perché la regola sovrana è non avere regole (se non il rispetto di proporzione ed armonia nutrizionale) ognuno può costruire la Buddha bowl che più si confà al proprio personale gusto, fermo restando che la varietà è uno dei doni più preziosi che possiamo fare alla nostra salute.

Per equità, va detto che anche la tradizione mediterranea offre numerosi esempi di piatti unici equilibrati e gustosi. Primi con cereali e legumi, insalate miste, pesce con patate e verdure al forno sono solo alcune ricette del nostro patrimonio gastronomico che dovremmo valorizzare. Ma se il fascino orientale può fare da mediatore, permettendo di avvicinarci ad una nutrizione consapevole, meno monotona e più rispettosa dei nostri bisogni e dell’ambiente…beh, ben venga!

E nulla vieta di rivisitare la nostra Buddha bowl con ingredienti tipici della nostra terra, dando il via ad una “contaminazione” positiva e costruttiva: apertura al nuovo e desiderio di migliorare dovrebbero guidarci anche nelle scelte a tavola.

 

 

Photo Credits: Andyboy, Thehappyfoodie

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.