L’angolo delle curiosità: il sale rosa dell’Himalaya

L’angolo delle curiosità: il sale rosa dell’Himalaya

Sarà che associamo il colore rosa alla femminilità, alla dolcezza, alla dimensione della cura. Fatto è che, mentre il comune sale bianco da cucina è universalmente etichettato come potenziale nemico, il sale rosa viene encomiato ed elogiato per le sue proprietà.

E non sono in pochi a ritenere che il sale rosa sia nutrizionalmente migliore di quello bianco. Insomma, pare che tutto ciò che sia riconducibile a una qualche forma di “raffinazione” finisca per intimorire, mentre prodotti “grezzi” o “integrali” assumano automaticamente un significato positivo. Una sorta di categorizzazione inconscia della nostra mente che non fa distinzioni, ma applica una regola acquisita in una precisa circostanza (“i cibi integrali sono protettivi per la salute”) ad altri contesti e situazioni che forse richiederebbero regole diverse.

Se infatti è indubbio che una farina integrale è preferibile ad una farina raffinata, stessa cosa non necessariamente vale per altri prodotti. Ad esempio, zucchero e sale, per quanto integrali, racchiudono in ogni caso e quasi per intero un’unica molecola di cui è bene non fare abuso, rispettivamente saccarosio e cloruro di sodio. Ops, piccolo spoiler! Ma procediamo con ordine.

 

Il colore rosa del sale himalayano è dovuto alla presenza di ossidi di ferro: maggiore il contenuto di ferro, maggiore l’intensità del colore! Il colore rosa del sale himalayano è dovuto alla presenza di ossidi di ferro: maggiore il contenuto di ferro, maggiore l’intensità del colore!

 

Sale rosa dell’Himalaya: cos’è e perché ha tanta fama?

Innanzitutto, il sale rosa himalayano si contraddistingue da quello che comunemente troviamo nelle nostre tavole per la sua origine. Non è un sale marino, bensì di miniera (propriamente dovrebbe essere definito salgemma). Fin qui niente di strano, perché nel Punjab – la regione pakistana con la famosa miniera di Khewra, la seconda più grande al mondo con 325.000 tonnellate di sale prodotte ogni anno – di mare non c’è traccia. O almeno, non c’è più traccia.

Se allarghiamo il nostro orizzonte temporale scopriremo che dove un tempo c’era una distesa di acqua salata ora ci sono catene montuose che accolgono tra le loro rocce cristalli di sale. Il risultato straordinario di millenari cambiamenti, smottamenti e spostamenti della crosta terrestre e della totale evaporazione di acqua è stato proprio questo: un colossale sistema di miniere.

Ma il motivo per cui il sale rosa dell’Himalaya suscita tanto interesse risiede nella sua composizione. Il suo contenuto in sali minerali e oligoelementi, a detta di molti divulgatori del web, dovrebbe essere più che sufficiente come incentivo al suo consumo. Alto contenuto di ferro (quanto?) e presenza di oltre 80 sostanze minerali (quali?) stando a numerose fonti (non scientifiche) gioverebbero ai più disparati disordini: disturbi digestivi, malattie respiratorie, ritenzione idrica e persino ipertensione (!).

Ma cosa c’è di vero in tutto questo?

 

Il sale rosa è sulla bocca di tutti per le sue qualità nutrizionali: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio... soprattutto quando sono solo chiacchiere e non evidenze scientifiche!Il sale rosa è sulla bocca di tutti per le sue qualità nutrizionali: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio… 

 

Sale rosa: qualcosa di “scomodo” sul suo conto

Le mirabolanti proprietà nutrizionali affibbiate al sale rosa andrebbero un poco ridimensionate e rivalutate alla luce di dati numerici e abitudini culinarie. Sarà anche vero – questo va riconosciuto – che il sale rosa racchiude un gran numero di sostanze. Peccato però che oltre il 97% del suo peso sia costituito da cloruro di sodio, la stessa identica molecola che troviamo nel comune sale marino di casa.

“Beh, comunque sempre meglio del sale bianco raffinato che non contiene alcuna traccia di minerali” – penserà qualcuno. Ecco, a tal proposito ci sono due precisazioni da fare: una di carattere quantitativo, l’altra di tipo qualitativo.

Partiamo con l’annotazione quantitativa. Il nostro organismo adulto ha normalmente bisogno di non più di 5-6 g di sale al giorno (ovvero circa 2 g di sodio). Attenzione, perché in questo conteggio andrebbe incluso anche il sale presente naturalmente nei cibi: ciò significa che il sale “extra”, ovvero aggiunto per insaporire le pietanze, dovrebbe essere addirittura meno.

Dunque, se nell’arco della giornata è concesso l’impiego di pochi grammi di sale, è palese che le quantità di altri elementi introdotte con una porzione giornaliera così piccola sono irrisorie. Il sale non può essere considerato una fonte valida e accettabile di micronutrienti, se consideriamo il modico utilizzo che dovremmo farne.

 

Al di là dei colori, il sale resta sale: ogni giorno in Italia introduciamo mediamente più del doppio del sale necessario per far funzionare correttamente il nostro corpo.Al di là dei colori, il sale resta sale: ogni giorno in Italia introduciamo mediamente più del doppio del sale necessario per far funzionare correttamente il nostro corpo.

 

Prendiamo come esempio il ferro, visto che tra i vanagloriosi attributi del sale rosa si annovera spesso la dicitura “ricco di ferro” (d’altronde, se il ferro dà colore ai cristalli, si potrà pur pensare che sia presente in quantità discrete, o no?). Le analisi chimiche dei campioni di sale rosa mostrano un contenuto di ferro molto variabile, generalmente compreso tra 0,24 e 50 mg/kg, in funzione delle qualità del sale stesso: un range davvero molto ampio! Ma ammettiamo di consumare la varietà di sale rosa himalayano a più alto tenore di ferro: ci sarebbero dei vantaggi?

La risposta è sempre no, dal momento che dovremmo proprio esagerare con le quantità di sale per avere un qualche introito minimamente significativo (cosa per niente auspicabile se ci teniamo a preservare vasi e cuore). Sarebbero infatti necessari ben 20 g di sale per ingerire quasi 1 mg di ferro, circa 1/10 del fabbisogno giornaliero di ferro di un uomo adulto e solo 1/18 del fabbisogno quotidiano di una donna adulta. Ad ogni modo, avremmo decisamente troppo sodio in corpo (4 volte la quantità raccomandata!) e ancora troppo poco ferro.

Stesso discorso vale per altre sostanze nutrienti, quali potassio, zinco e rame, alcune rappresentate nell’ordine di parti per milione: una quisquiglia! Per di più, nonostante la sua gamma di elementi, il sale rosa non contribuisce in maniera rilevante all’apporto di iodio: per prevenire la carenza di questo prezioso micronutriente, oltre a consumare una dieta equilibrata, solo il sale iodato può essere di supporto.

Veniamo infine alla precisazione qualitativa: chi l’ha detto che la presenza di oltre 80 elementi – caratteristica tanto declamata – sia vantaggiosa? Diamo per scontato che tutti questi componenti servano al nostro corpo. Ma anche in questo caso possiamo sbagliarci di grosso. Sembra che tra i famosi “preziosi elementi” del sale rosa vi siano anche cadmio e piombo, di cui certo non abbiamo bisogno: sono addirittura tossici!

Dunque, se proprio siamo curiosi o vogliamo concederci una stravaganza e condire il nostro contorno con un pizzico di sale rosa, facciamo pure, non si corrono rischi per la salute. Ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un vezzo visivo, niente di più. Se vogliamo farci del bene, sono due le cose da fare: utilizzare meno sale e comprarlo iodato!

 

Photo Credits: Organichealthytips, SweetasacandyGreysrainbow

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.