L'anoressia vista da dentro

L'anoressia vista da dentro

Abbiamo già parlato di anoressia mentale e di come, questo disturbo del comportamento alimentare, abbia una profonda componente psicologica inquadrabile nell’ottica sistemica familiare.
Immaginiamo ora di essere una ragazza, giovane e di bell’aspetto, brava e diligente a scuola, sempre molto ubbidiente e rispettosa delle regole insegnate dai familiari, con un forte senso del dovere e una spiccata tendenza al perfezionismo.

Sappiamo con esattezza cosa pensano i nostri genitori e cosa si aspettano da noi: che continueremo ad essere così e che non oseremo opporci e ribellarci ai loro desideri, altrimenti li deluderemo e faremo soffrire. Tutta la nostra vita è stata dominata dal desiderio di soddisfarli e dalla paura di non essere degne di ciò che abbiamo ricevuto.

 

Chi soffre di anoressia si sente privilegiato e indegno di questa agiatezza

 

Unanime lamentela delle pazienti anoressiche: hanno ricevuto troppi privilegi e si sono sentite schiacciate dall’obbligo di dimostrarsi all’altezza, così sono diventate eccessivamente frugali, fino all’autopunizione, perché si sentono indegne verso genitori così amorevoli.

 

La ragazza anoressica si sente indegna dei privilegi che riceve Chi soffre di anoressia si sente indegno dei privilegi che riceve e vuole a tutti i costi dimostrarsi all’altezza

 

Questo pensiero è chiaramente inconscio, implicito e distorto e costituisce quel non detto che precede la preoccupazione per il cibo e la maniacalità nel perseguire un digiuno forzato, costituendo il vero problema di fondo che si annida, molto spesso, nelle famiglie in cui c’è una persona che soffre di anoressia.

Non vi è alcun dubbio che queste giovani siano state accudite bene nei loro bisogni fisici, materiali e di istruzione: le difficoltà e le mancanze riguardano il come queste cose buone sono state elargite dai genitori. Ad esempio, senza essere specificamente adattate ai bisogni o ai desideri della figlia, ma concesse solo nella misura in cui ella corrispondeva ai propri ideali e aspettative, seppur con le migliori intenzioni e con la prerogativa di fare per lei il meglio possibile; oppure, in un clima emotivo freddo e distaccato, in cui ogni tentativo di esprimere un personale modo d’essere della figlia è stato criticato o svalutato (non apertamente, ma sempre velatamente).

Chi si trova in una simile situazione può sentirsi del tutto incapace di dirigere la propria vita e sperimenta un paralizzante senso di inefficienza e di scarsa considerazione di sé che, per forza di cose, produrrà un disagio più grande.

Se fino a questo momento la ragazza ha sentito di reagire solo in risposta ad altri, con il sintomo dell’anoressia si autodefinisce ed individua: dice di no ai genitori pur mantenendo la relazione con loro. Così, esercitando un controllo sulla funzione alimentare, avrà per la prima volta la sensazione di avere una personalità, un Io slegato da quello dei familiari: ecco a cosa serve il sintomo e perché è così difficile da abbandonare!

 

Anoressia: quando inizia?

 

In genere la malattia si manifesta quando si percepisce di stare crescendo, che qualcosa sta cambiando nel proprio corpo e che, con una mole ed un aspetto più adulto, si pretenda anche un comportamento più indipendente ed autonomo. Quando un’affermazione del proprio Io diventa inevitabile si palesano, per la giovane, le gravi mancanze della personalità di fondo, rimasta ancorata alle regole, mai messe in discussione, dell’infanzia.

 

anoressia e giovaniRifiutando il cibo, l’anoressica si autodefinisce e si individua, avendo la sensazione di possedere una propria personalità

 

Nell’anno che precede la malattia, queste ragazze si isolano dagli amici, danno rigidi giudizi e si lamentano dei coetanei troppo infantili, superficiali o non vicini all’ideale di perfezione al quale loro stesse mirano. Restando tenacemente legate ai vecchi modelli, in un ottuso comportamento esemplare da portare avanti, credono che i nuovi modi di agire e di pensare degli adolescenti siano strani, ma c’è in loro una grande solitudine nel lottare così duramente, sempre sforzandosi di fare meglio e di sentirsi superiori.

La fuga verso le limitazioni alimentari ed il disfacimento degli aspetti somatici dell’adolescenza mediante l’eccessiva magrezza, interrompono un’evoluzione che le turba, ma in cui si sentono incapaci di operare un vero cambiamento: così il proprio corpo diventa il solo campo in cui sono in grado di affermarsi ed esercitare il loro potere.

Mantenere questa condizione è frutto di continui sforzi e ruminazioni ossessive intorno al peso e al cibo, inoltre, il privarsi di nutrimento, provoca gravi disturbi fisiologici che fanno perpetuare la condizione patologica, poiché l’organismo affamato è come un sistema chiuso che continua a funzionare a basso livello.

Occorre agire prima che sia troppo tardi e che altre funzioni psicologiche, oltre a quella dell’immagine corporea che è già alterata, siano compromesse.

La psicoterapia con le pazienti anoressiche ed i loro familiari deve essere un processo inteso ad incoraggiare lo sviluppo della personalità vera della giovane e a correggere le attribuzioni distorte di significato, liberandola dal timore di prendere le distanze dal rapporto troppo stretto con i genitori. D’altra parte, deve aiutare i genitori nel comprendere il disagio della figlia ed aiutarla ad evolvere e crescere, senza sentirsi “accusati” dello sviluppo della patologia stessa.

 

 

Photo Credits: Thedailybeast , I-stella , Starbene

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Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l'attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.