L'esperto risponde: perché le arance di sera sono definite "di piombo"?

L'esperto risponde: perché le arance di sera sono definite "di piombo"?

Alcune usanze culinarie e certi modi di dire legati al cibo sembrano veramente aver preceduto, con eccezionale lungimiranza, specifiche scoperte di scienza della nutrizione, grazie all’incredibile intuizione del reale dei nostri avi nata dall’esperienza e dal bisogno di concretezza: è il caso dell’abitudine diffusa di condire gli spinaci con il limone, che oggi sappiamo migliorare l’assunzione di ferro, o del proverbiale “una mela al giorno toglie il medico di torno”.

A volte la saggezza popolare riesce davvero a stupirci nella sua perspicacia e capacità di osservazione, altre volte, però, può trarci in inganno.

Se avete mai sentito dire che “l’arancia la mattina è oro, il meriggio è argento, la sera è piombo” e vi siete chiesti se vi sia un fondo di verità in questa sentenza, l’articolo fa al caso vostro.

Il detto vuole comunicare che il consumo di arance è indicato al mattino a digiuno, meno dopo i pasti e che addirittura può risultare dannoso o fastidioso dopo cena: googlando il proverbio si trovano i più disparati ragguagli ed è possibile leggere che l’arancia non andrebbe mai consumata dopo i pasti perché altererebbe i processi digestivi inattivando alcuni enzimi a causa dell’eccessiva acidità, o che ancora consumata dopo cena apporta troppi zuccheri che non riescono ad essere smaltiti.

 

Arance Le arance sono un frutto, in particolare un agrume, tipicamente invernale, molto ricche di vitamina C

 

In realtà, non esiste alcuna prova scientifica che l’arancia, o il suo succo, siano più o meno indicati in momenti diversi della giornata né che possano influenzare negativamente il meccanismo di digestione dei cibi in soggetti sani. Anzi, è bene ricordare che l’ambiente dello stomaco deve essere necessariamente acido, perché solo in certe condizioni di pH gli enzimi riescono a degradare i nutrienti (non a caso abbiamo delle cellule gastriche deputate a secernere acido cloridrico!).

Inoltre, per intercessione della vitamina C, il consumo di un’arancia a fine pasto o ad esempio in insalata permette di migliorare l’assorbimento del ferro non eme contenuto nei vegetali (stesso meccanismo dei già citati spinaci conditi con il limone).

Anche la questione degli zuccheri lascia il tempo che trova: a parte che tutti i frutti apportano zuccheri (quindi non ha senso colpevolizzare le sole povere arance), il nodo della questione è che consumare la porzione di frutta dopo cena o come spuntino a digiuno non fa alcuna differenza in termini di quantità di zuccheri assunti. Ciò che può cambiare è la velocità di digestione (molto più rapida a stomaco vuoto) e certamente consumare frutta come spezza-fame è una buona strategia per evitare di ricorrere ad altri snack, più calorici e zuccherini, ma questa è un’altra storia.

L’arancia consumata al mattino o alla sera sempre la stessa è.

Solo parzialmente vero del popolare motto è che l’arancia, essendo appunto acida, può recare qualche problemino a chi soffre di reflusso gastroesofageo: se consumata la sera poco prima di coricarsi può esacerbare i fastidiosi sintomi del reflusso, procurando dolore retro-sternale e bruciante risalita del contenuto gastrico; tuttavia, l’arancia non è l’unica responsabile di tale fenomeno, in quanto altri agrumi, come il limone ed il pompelmo, ma addirittura altri cibi, come menta e cioccolato, possono acuire i disturbi da reflusso gastroesofageo. Senza trascurare che, se si soffre di gastrite o reflusso, consumare un’arancia al mattino a digiuno – come lasciato intendere dal proverbio – non è di certo un toccasana.

Dunque, ben vengano le arance in tutti i momenti della giornata: non priviamoci di questo prezioso frutto solo per timore di infondate supposizioni (non se ne abbia a male il buonsenso popolare, tante altre volte ci ha visto giusto e gli siamo debitori).

 

 

Photo Credits: Amico-dottore

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.