L’esperto risponde: cosa sono nutrigenetica e nutrigenomica?

L’esperto risponde: cosa sono nutrigenetica e nutrigenomica?

Nutrigenetica e nutrigenomica rappresentano molto probabilmente (anzi, è quasi certo che sia così) le frontiere più affascinanti della moderna scienza dell’alimentazione. Sebbene siano ambiti di studio dotati di una propria identità e fisionomia, la loro essenza è strettamente interconnessa e per certi aspetti complementare. 

Nutrigenetica e nutrigenomica sono discipline giovani e – come tutti i giovani – guardano al futuro con speranza. Il desiderio comune è migliorare lo stato di salute di tutti, ma nel rispetto dell’unicità di ogni individuo, affiancando ad una prevenzione mirata una terapia altrettanto in linea con le caratteristiche personali.

Parlare di nutrigenetica e nutrigenomica può forse intimorire (in fin dei conti, non c’è nulla di più nostro e allo stesso tempo misterioso dei nostri geni!) o suscitare una certa dose di perplessità (la complessità umana – anche in relazione a tutti i processi che riguardano l’alimentazione – può essere ridotta a mere questioni di biologia e di chimica?). Eppure, sempre più la medicina si muove nel solco della personalizzazione, consapevole del fatto che ognuno di noi, da entità irripetibile qual è, trae beneficio da cure, trattamenti e pratiche cuciti su misura.

E se si parla di personalizzazione non può non essere tirato in causa il cibo, uno dei più potenti fattori ambientali capaci di modulare il nostro stato di salute. È infatti assodato che l’interazione di ciò che mangiamo con i nostri geni si ripercuote sul benessere.

Senza perdere di vista ragionevolezza e buone pratiche derivate dall’evidenza scientifica (pensare di dimagrire con la “dieta genetica” senza intervenire sullo stile di vita nella sua globalità o senza valutare gli aspetti psicologici, emozionali e relazionali collegati al cibo, beh, forse può dare ben poche soddisfazioni), il nostro DNA può svelarci aspetti davvero interessanti sul nostro modo di reagire ai componenti della dieta.

 

Geni e cibo: un incontro interessante

Il nostro patrimonio genetico (o genoma) è formato da oltre 30.000 geni: ogni gene rappresenta un piccolo segmento di DNA in grado di fornire istruzione dettagliate al nostro corpo per sintetizzare precise molecole proteiche. Il DNA, dunque, è una sorta di grande alfabeto: è la corretta sequenza di lettere contenute nei geni che permette di comporre le giuste parole.

Ognuno di noi condivide con gli altri il 99,9% del proprio genoma; in altre parole, significa che il 99,9% del DNA è identico in tutti gli esseri umani. Le nostre differenze interindividuali, per quanto possano apparire profonde, sono riconducibili solo allo 0,1% di tutti i nostri geni. Basta davvero poco a renderci unici!

 

Le nuove conoscenze sul genoma umano hanno permesso il consolidarsi di una nuova dimensione molecolare della medicina: la “medicina predittiva”. Le nuove conoscenze sul genoma umano hanno permesso il consolidarsi di una nuova dimensione molecolare della medicina: la “medicina predittiva”.

 

Sebbene il patrimonio genetico di ogni persona sia immodificabile, l’ambiente circostante non è inerme, ma condiziona e modula la cosiddetta espressione genica. Cioè, l’ambiente in cui viviamo interagisce con i nostri geni e dalla natura di questa interazione dipendono molti aspetti della nostra vita (e anche della nostra salute).

Fattori ambientali quali nutrienti, attività fisica, inquinamento e farmaci possono fungere da interruttori dei nostri geni, attivandoli o spegnendoli, promuovendo, ad esempio, l’invecchiamento cellulare o il manifestarsi di certe patologie.

Ma oltre a ciò dobbiamo considerare che la variabilità genetica individuale fa sì che i nutrienti possano essere assimilati, metabolizzati, accumulati ed escreti in modo diverso: in poche parole, ciascuno risponde alle molecole introdotte nell’organismo e, in generale, agli stili alimentari e di vita, a modo suo.

 

Tra nutrigenetica e nutrigenomica

A questo punto abbiamo fissato alcuni concetti chiave che ci permettono di entrare – se non con disinvoltura, almeno con meno fatica (speriamo) – nel vivo delle definizioni.

La nutrigenomica è la scienza che studia il modo attraverso cui i nutrienti si interfacciano con il nostro genoma. Come fanno i componenti della dieta ad influenzare il metabolismo o lo stato di malattia? Quanto il DNA è influenzato da quello che mangiamo? L’attività di ricerca nel campo della nutrigenomica tenta di trovare risposte proprio a questi quesiti.

Come abbiamo già visto, il patrimonio genetico – l’insieme di tutti i geni – è immutabile e determinato agli albori della nostra vita. Di certo i nutrienti non possono modificare la sequenza dei geni, ma – come anticipato – possono alterarne l’espressione, attraverso quelle che, nel gergo scientifico, vengono chiamate modifiche epigenetiche.

La nutrigenetica, invece, è l’altra faccia della medaglia: essa si propone di indagare quali sono le variazioni genetiche della singola persona capaci di influenzare la risposta alla dieta, in termini di bisogni nutrizionali e corretto funzionamento di alcuni sistemi.

Nella pratica, con la nutrigenetica è possibile sviluppare una nutrizione sempre più personalizzata: le potenzialità più affascinanti espresse dall’approccio nutrigenetico riguardano la prevenzione o terapia di alcune patologie cronico-degenerative.

 

Con la nutrigenetica il concetto di “medicina personalizzata” viene esteso all’area della nutrizione.Con la nutrigenetica il concetto di “medicina personalizzata” viene esteso all’area della nutrizione.

 

Ad esempio, quando il gene che codifica per l’enzima MTHFR è presente in una variante che lavora in maniera poco efficiente può verificarsi un accumulo eccessivo di metionina nel sangue, fenomeno che espone ad aumentato rischio di patologie cardio-vascolari. In tal caso, una corretta integrazione di vitamine, tra cui acido folico, può prevenire o ritardare l’insorgenza di danni a cuore e vasi.

Ad oggi, l’indagine di diversi polimorfismi (varianti di uno stesso gene) può riguardare la sensibilità ad alcune sostanze (tra cui alcol, caffeina, solfiti) o l’efficacia dei processi di detossificazione e di attività antiossidante, per fare alcuni esempi. Insomma, è il nostro stesso genoma che può suggerirci la strada per bilanciare nel modo migliore i componenti della dieta e tutelare la salute.

Tuttavia, non va dimenticato che un’eccessiva semplificazione rischia di rendere ciechi ad altri importanti aspetti: va bene “consultare” il DNA, ma la strada verso il benessere contempla l’integrazione di molteplici aspetti. L’essere umano è qualcosa di più della somma delle sue parti biochimiche.

 

 

Photo Credits: Iamgenhealth, D-signednutrition

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.