L'esperto risponde: cos'è la steatosi epatica?

L'esperto risponde: cos'è la steatosi epatica?

Più spesso nota come “fegato grasso”, la steatosi epatica è una condizione patologica caratterizzata dall’accumulo di lipidi, nella forma di trigliceridi, tra le cellule del fegato. Storicamente la steatosi epatica – capace di sfociare in epatite e cirrosi – è considerata per antonomasia la malattia di chi abusa di alcol; tuttavia, il riscontro di casi di infiltrazione di grasso nel fegato in soggetti che non consumano ingenti quantità di alcol ha portato di recente alla definizione di una diversa forma di steatosi, denominata NAFLD: steatosi epatica non alcolica.

La NAFLD è un problema sanitario emergente che si stima riguardi il 20% della popolazione adulta: poiché l’alcol non è coinvolto nella patogenesi di questa condizione, i principali fattori incriminati sono una serie di disordini metabolici riconducibili a cattiva alimentazione e sedentarietà quali ipertensione, trigliceridi alti nel sangue, insulino-resistenza o diabete conclamato, valori eccedenti la normalità di colesterolo e adiposità viscerale.

In poche parole, la steatosi epatica non alcolica si inserisce spesso in un contesto di sovrappeso e completa il quadro della sindrome metabolica.

Non è facile riconoscere uno stato di fegato grasso, perché non vi sono sintomi particolari: dagli esami del sangue, però, è possibile rilevare un aumento delle transaminasi, enzimi epatici che ci segnalano una sofferenza del fegato, e il medico all’esame obiettivo può riscontrare un fegato aumentato di dimensioni.

 

Steatosi epatica

Solitamente la comparsa della steatosi epatica, anche nota come “fegato grasso”, si verifica nelle persone che consumano grandi quantità di alcol ma non è sempre detto

 

Poiché la steatosi è reversibile, ovvero può regredire se adeguatamente trattata, è importante agire tempestivamente: una NAFLD non riconosciuta e protratta nel tempo può evolvere in steatoepatite non alcolica (NASH), ovvero una condizione cronica di infiammazione del fegato associata a fibrosi (perdita di cellule epatiche, sostituite con tessuto cicatriziale), con rischio di sviluppo di cirrosi e relative complicanze.

Lo stile di vita si rivela dunque carnefice e salvatore: uno stile di vita scorretto può sfociare in una serie di disordini, tra cui la steatosi, deleteri per l’organismo; viceversa uno stile di vita che faccia di una costante attività fisica e di una adeguata nutrizione i suoi punti di forza si rivela utile sia nella prevenzione che nel trattamento delle alterazioni metaboliche.

La prima premura deve essere destinata al mantenimento di un adeguato peso corporeo: anche una riduzione pari al 10% del peso iniziale apporta numerosi benefici e consente di arginare la steatosi. Attenzione però ai regimi dietetici troppo restrittivi: una perdita di peso drastica e troppo rapida può peggiorare la funzionalità epatica, con rischio ulteriore di calcolosi biliare.

La seconda attenzione va rivolta al cibo: è bene evitare o limitare al minimo l’assunzione di alimenti molto grassi, dagli insaccati ai dolci, passando per burro e formaggi; anche le preparazioni fritte o confezionate con una dose importante di condimenti grassi devono essere schivate, a favore di modalità di cottura semplici (al forno, al cartoccio, al vapore, alla piastra) che possono rivelarsi altrettanto gustose con l’uso sapiente di spezie ed erbe aromatiche.

Da non trascurare è l’apporto di alcol, che dovrebbe essere eliminato o comunque fortemente limitato per non aggravare la situazione. Cruciale è anche la moderazione del consumo di alimenti ad alto contenuto di zuccheri, in particolare bibite, biscotti e torte, caramelle, miele e zucchero in quanto tale (che sia bianco o di canna non importa): gli zuccheri in eccesso, infatti, vengono depositati nel fegato e impacchettati come grassi. L’assunzione di alimenti ricchi di omega 3 (pesce azzurro, frutta secca oleosa) e antiossidanti (vitamine E e C, polifenoli di frutta e verdura) permette al contrario di aumentare la protezione del fegato dallo stress ossidativo.

L’attività fisica di tipo aerobico deve essere parte integrante del piano di azione anti-steatosi: l’esercizio costante consente soprattutto di migliorare la sensibilità dei tessuti corporei all’insulina, fatto molto importante perché sembra che proprio la resistenza a questo ormone sia il fattore più incisivo nell’innesco di reazioni a catena che portano alla comparsa di NAFLD.

Come sempre, consapevolezza a tavola e movimento formano una squadra invincibile.

 

 

Photo Credits: Guidasalute

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.