L'esperto risponde: dieta e insufficienza renale cronica

L'esperto risponde: dieta e insufficienza renale cronica

L’insufficienza renale cronica (IRC) è caratterizzata da una perdita progressiva e irreversibile delle molteplici funzioni renali, tra cui la capacità di depurare l’organismo dalle sostanze di scarto e dai sali minerali in eccesso.

La terapia dietetica gioca un ruolo di primo piano, in quanto consente di rallentare l’evoluzione del danno renale e di ritardare così il trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto. Pertanto, è bene che il piano nutrizionale venga messo in atto sin da subito, per tutelare e garantire il mantenimento di uno stato di salute desiderabile.

Poiché l’IRC è una condizione estremamente complessa – spesso associata ad altri disordini metabolici, come colesterolo alto o diabete – sono richiesti un rigoroso monitoraggio clinico e una dieta cucita su misura, strettamente dipendente dallo stadio della malattia e dai risultati degli esami di laboratorio. Per questo è fondamentale affidarsi alle mani di professionisti esperti.

In generale, in corso di insufficienza renale cronica l’obiettivo della dieta è di duplice natura: da un lato occorre prestare attenzione ad alcuni nutrienti particolarmente critici, per evitare un sovraccarico di lavoro renale e per scongiurare l’accumulo di scorie e sostanze che possono minare seriamente la salute; dall’altro occorre evitare che una dieta esageratamente monotona o deficitaria possa innescare un deleterio stato di malnutrizione.

Innanzitutto, è bene introdurre una giusta dose di proteine: l’apporto proteico deve essere limitato – secondo quanto stabilito dal nefrologo in relazione alla gravità della malattia – perché occorre schivare il pericolo di un accumulo di scarti azotati. Dunque, è bene rispettare con scrupolo le indicazioni circa le porzioni dei secondi piatti e degli alimenti contenenti proteine (carne, pesce, uova, latte e derivati, legumi). In alcuni casi, per tutelare i reni, è indispensabile ricorrere a prodotti dietetici speciali, appositamente formulati per contenere una dose molto inferiore di proteine rispetto ai cibi convenzionali (ad esempio, pane e pasta aproteici).

 

In caso di insufficienza renale cronica sono richieste numerose premure alimentari: con la supervisione di uno specialista di fiducia ogni paura può essere ridimensionata. In caso di insufficienza renale cronica sono richieste numerose premure alimentari: con la supervisione di uno specialista di fiducia ogni paura può essere ridimensionata.

 

Oltre alle proteine, l’attenzione deve essere rivolta all’introduzione di alcuni sali minerali che, a causa della ridotta efficienza del rene, tendono ad accumularsi nel sangue: in primis occorre moderare l’assunzione di sodio, contenuto sia nel comune sale da cucina – per cui è d’obbligo abituarsi a sapori più naturali e imparare ad usare con parsimonia il sale, sempre secondo le certosine indicazioni dello specialista – sia in una grande varietà di alimenti, dalle conserve (pesce in scatola, verdura sott’olio o sott’aceto, prodotti in salamoia, essiccati o affumicati) a snack salati, sostituti del pane come focacce, crackers e grissini, sughi confezionati, salse pronte e preparati per brodo, ma anche affettati e insaccati, formaggi molto stagionati.

Altra premura deve riguardare il potassio, contenuto soprattutto in frutta e verdura in quantità molto diverse a seconda della tipologia (in particolare ne sono ricchi banane, kiwi, albicocche, funghi, carciofi e patate) ed il fosforo, contenuto specialmente in carne e pesce, formaggi, uova, legumi, frutta secca.

Ciò non significa escludere tutti questi importantissimi alimenti dalla dieta, ma adattare il loro consumo alle nuove esigenze del corpo. Poiché la capacità di metabolizzare proteine e sali cambia a seconda della funzionalità residua del rene, è di vitale importanza attenersi alle indicazioni degli specialisti curanti in merito a quantità e frequenze di consumo, modalità di cottura e confezionamento dei cibi (ad esempio, tagliare la verdura a dadini e cuocerla in abbondante acqua è una buona strategia per ridurre la concentrazione di potassio).

È altresì fondamentale evitare diete “fai da te”, che possono rivelarsi vere trappole di squilibri e malnutrizione, un pericolo la cui gravità è spesso sottostimata: un cattivo stato di nutrizione (che sia in eccesso o in difetto) peggiora l’andamento della malattia di base, espone ad ulteriori complicazioni – inquinando non di poco la qualità della vita – e fa sentire la persona più fragile e vulnerabile, un ostaggio indifeso nelle grinfie di una condizione che è destinata a deteriorarsi.

Ogni terapia nutrizionale dovrebbe essere costruita nel rispetto dei gusti personali, se possibile senza scombussolare eccessivamente le abitudini di vita, sempre alla ricerca di un razionale compromesso tra quelli che sono i desideri e le aspettative della persona malata da una parte e le esigenze cliniche dall’altra, cercando di trovare insieme la soluzione più calzante. Uno snodo spesso critico è riuscire a fornire una quantità sostenuta di calorie tenendo a bada l’apporto proteico, e – al tempo stesso – senza privare l’individuo del piacere inalienabile del cibo: attraverso l’ascolto e un atteggiamento flessibile e dinamico è possibile trovare la giusta sintonia.

Infine, non bisogna trascurare che, a fronte di tutti i radicali cambiamenti richiesti, l’insufficienza renale cronica è una malattia che può spaventare moltissimo: parallelamente al monitoraggio degli esami e degli indicatori di adeguatezza nutrizionale, confrontarsi apertamente con il proprio nefrologo di fiducia e condividere le proprie difficoltà quotidiane con l’esperto di nutrizione di riferimento è indispensabile per affrontare con serenità e produttività il percorso terapeutico.

 

 

Photo Credits: Dottorardigo

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock. Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.