L'esperto risponde: ho l'anemia, devo mangiare più carne rossa?

L'esperto risponde: ho l'anemia, devo mangiare più carne rossa?

Ogni volta che il medico diagnostica un’anemia sideropenica, ovvero un’anemia da carenza di ferro (è importante sottolineare questo aspetto perché non tutte le anemie, a differenza di quello che generalmente si pensa, trovano la loro causa nella mancanza di ferro, sebbene questa forma sia senza dubbio la più frequente) sorge spontanea l’eterna ed annosa questione: devo mangiare più carne rossa?

La risposta presuppone una breve digressione: sappiamo tutti che esistono carni bianche e rosse, ma qual è la differenza?

La soluzione risiede in una proteina, la mioglobina: questa molecola, molto simile all’emoglobina, ha l’importantissima funzione di trasportare l’ossigeno all’interno delle cellule muscolari e racchiude un pigmento, il gruppo eme, responsabile della colorazione rossa.

 

Anemia e alimentazione

Generalmente la sola alimentazione non basta a ripristinare le riserve corporee di ferro ed è necessario aiutarsi con una supplementazione

 

Poiché i muscoli che lavorano di più hanno bisogno di più ossigeno per produrre energia, è normale che i tessuti sottoposti ad intensi sforzi siano costituiti da fibre muscolari in cui si concentrano maggiori quantità di mioglobina. Ecco perché il petto del pollo è più chiaro della coscia: le zampe servono per muoversi e necessitano di fibre muscolari con un contenuto più elevato in mioglobina!

E proprio come la sua parente emoglobina, anche la mioglobina, per poter assolvere fedelmente alla sua missione, racchiude nella propria struttura un minerale fondamentale per il trasporto dell’ossigeno: il ferro.

La razionale conseguenza di ciò è che la carne rossa, avendo una concentrazione maggiore di mioglobina, per davvero è più ricca di ferro! Ad esempio, 100 g di petto di pollo forniscono 0,4 mg di ferro, contro i 3,9 mg apportati in media dalla fetta di carne di cavallo.

Detto questo, però, aumentare eccessivamente il consumo di carni rosse (bovino, maiale, cavallo) non è un comportamento alimentare auspicabile: le linee guida per una corretta alimentazione consigliano infatti di non portare in tavola le carni rosse più di 1-2 volte a settimana, perché spesso più grasse e ricche di colesterolo.

Dunque, anche chi soffre di anemia da carenza di ferro non dovrebbe abusare di carni rosse. Generalmente, una volta fatta la diagnosi di sideropenia, è difficile riuscire a ripristinare le scorte di ferro con la sola alimentazione; tuttavia, una volta ristabiliti i depositi con opportuna supplementazione, è di primaria importanza seguire una dieta varia e ricca di ferro.

Oltre alle 3-4 porzioni di carne consigliate a settimana (che includono carni bianche, rosse e carni trasformate o affettati), è importante inserire nel proprio menù settimanale pesce, uova (il tuorlo in particolare contiene ferro) e legumi, ma anche frutta, frutta secca e verdura. Sebbene il “ferro eme” contenuto nei prodotti animali sia più facilmente assorbito dal nostro organismo, anche il “ferro non eme” contenuto nei vegetali può rappresentare una buona fonte di questo micronutriente se adoperiamo alcuni accorgimenti che ne incrementano la biodisponibilità.

Ad esempio, è buona prassi ammollare cereali e legumi secchi prima della cottura ed accompagnare i pasti con alimenti ricchi in vitamina C, come agrumi, peperoni e broccoli, che possono aumentare l’assorbimento del ferro vegetale fino a sei volte.

Anche vitamina A e rame migliorano la disponibilità del ferro non eme: frutta giallo-arancio, cereali integrali e frutta secca sono solo alcuni dei nostri alleati. E se siete amanti del tè o del caffè, ricordatevi di non consumare queste bevande in prossimità del pasto: i tannini sono nemici del ferro e lo prendono in ostaggio!

 

 

Photo Credits: Magazinedelledonne

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.