L’esperto risponde: il momento giusto per la frutta

L’esperto risponde: il momento giusto per la frutta

Consumare un’adeguata quantità e varietà di frutta aiuta a mantenere sano il nostro organismo. Può sembrare superfluo sottolineare questo concetto, ma se circa la salubrità della frutta non vi sono dubbi, quando viene tirato in ballo quale sia il momento migliore per introdurla…beh, vi sono non pochi e discordanti pareri. Insomma, frutta sì o frutta no dopo i pasti?

Nella schiera degli innumerevoli falsi miti sul cibo si può annoverare la credenza che mangiare frutta dopo i pasti faccia male. Che tale convinzione sia frutto (per rimanere in tema) di cattiva informazione scientifica o di seducenti proposte alternative, accattivanti per la loro “anomalia” e controtendenza, fatto sta che è piuttosto comune rinunciare a concludere il pasto con frutta fresca.

Tuttavia, vi sono diverse considerazioni che ci dovrebbero distogliere da tale comportamento (almeno quando non è giustificato da malessere). Infatti, coronare il pasto con una porzione di frutta può portare numerosi benefici.

Ad esempio, le vitamine racchiuse nella polpa della frutta possono interagire con l’assorbimento di altri nutrienti: emblematico è il caso della vitamina C, che aiuta ad assorbire il ferro presente nei vegetali.

La frutta offre anche un carico di molecole antiossidanti (tra cui i celebri polifenoli) che si attivano per contrastare stress ed infiammazione indotti da pasti particolarmente ricchi e abbondanti.

Per non dimenticare che la fibra idrosolubile consente di modulare l’assorbimento di nutrienti quali zuccheri e grassi, riducendo il picco di glicemia (la quantità di zucchero nel sangue) e rendendo meno disponibile il colesterolo alimentare.

 

Il consumo di frutta va sempre incoraggiato: che sia a fine pasto o come spuntino, l'importante è che tre porzioni al giorno non manchino mai! Il consumo di frutta va sempre incoraggiato: che sia a fine pasto o come spuntino, l’importante è che tre porzioni al giorno non manchino mai!

 

È vero, però, che per ogni regola esiste un’eccezione. Il consumo di fibre determina una naturale fermentazione nel colon ad opera della flora intestinale, che attraverso questo meccanismo provvede a ricavare nutrimento per sè e a rilasciare alcune sostanze protettive per il suo ospite.

Generalmente gli effetti dell’attività microbica sono ben tollerati e non procurano disagi, ma è proprio qui che subentra l’eccezione. Chi soffre di intestino irritabile o disturbi digestivi (la cosiddetta “dispepsia“) farebbe bene a non accentrare il consumo di fibra in un unico pasto. Gonfiore addominale, meteorismo e senso di eccessiva ripienezza potranno così essere tenuti sotto controllo.

Per dovere di cronaca va comunque sottolineato che spesso la frutta a fine pasto non è l’unica responsabile di questi fastidiosi sintomi. Essa può forse esacerbarli, ma numerosi altri fattori alimentari e comportamentali possono incidere negativamente sul senso di malessere.

Ad esempio, mangiare velocemente e senza masticare accuratamente porta ad ingurgitare molta aria, per cui non c’è da stupirsi poi che faccia la comparsa il gonfiore addominale. Anche il consumo di pasti particolarmente ricchi in grassi, capaci di rallentare la digestione, non giova a chi lamenta sensibilità di stomaco. Senza trascurare che vi sono alimenti naturalmente inclini ad aumentare la portata dei gas intestinali, come bibite gassate o particolari verdure, come cavolfiori e cipolle.

Viene da sé che la frutta a fine pasto non va bandita a priori. Anzi, alcune tipologie di frutta, come mirtilli e mele, per la loro azione antifermentativa e antiputreffativa, sono particolarmente indicate a fine pasto per facilitare la digestione.

E se sussistono disordini gastrici o intestinali, il dito non va certamente puntato esclusivamente contro la frutta. Occorre piuttosto avere una visione d’insieme del proprio stile di vita e del proprio modo di nutrirsi, in quanto abitudini scorrette, eccessi e squilibri alimentari si ripercuotono negativamente sul nostro corpo.

Spesso la frutta a fine pasto rappresenta una gratificante e salutare alternativa al dessert, aumenta e prolunga il senso di sazietà, fornisce sostanze protettive e regolatrici; per questo, per una persona sana, non vi è motivo di non consumarla anche al termine di pranzo e cena.

E allora perché, molto spesso, nella prescrizione di piani alimentari si consiglia di mangiare la frutta al di fuori dei pasti principali? Di norma questa indicazione ha una duplice ambizione: da un lato evitare il consumo di snack spezza-fame poco salutari, dall’altro scongiurare un’eccessiva introduzione di calorie (specialmente se l’obiettivo è il dimagrimento). Si tratta quindi di una strategia utile a chi desidera perdere peso, ma non certamente di una dimostrazione del fatto che la frutta all’interno del pasto sia dannosa!

 

 

Photo Credits: Beesengfruits

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.