L’esperto risponde: pizza e dieta, due realtà conciliabili?

L’esperto risponde: pizza e dieta, due realtà conciliabili?

Per chi è “a dieta”, la pizza rappresenta uno dei simboli d’eccellenza della trasgressione. Una tentazione di gola resa ancora più irresistibile, desiderabile e accattivante dal proibizionismo vigente in materia – informalmente avallato dal (buon)senso comune.

Ad un certo punto, infatti, il termine “dieta” deve aver rinunciato ad una parte del suo significato natio di “stile di vita” per abbracciare l’accezione di regime austero e restrittivo, spesso autoimposto. Non è insolito che una dieta “fai da te” sfoci in una vera e propria dittatura della tavola, altamente punitiva ed esasperante (non solo per il diretto interessato, ma anche per i malcapitati che si imbattono in irascibilità, malumore e stizza di chi vive sotto questa severa disciplina).

La pizza, in realtà, può diventare un problema per la linea se sussistono due condizioni: se è farcita a dismisura (osservazione senza dubbio scontata) e se viene consumata troppo spesso (seconda osservazione senza dubbio scontata). Detto ciò ed escluse queste due limitazioni, una pizza semplice (vedremo a breve cosa significa) una volta a settimana (od ogni 15 giorni se vogliamo alternarla, ad esempio, con un crescione o una focaccia) può tranquillamente far parte della dieta (anche di chi è a dieta, bisticcio di parole).

Infatti, nella sua versione originaria (o con qualche strategica modifica), la pizza può rivelarsi un piatto unico nutriente e sano. Le componenti di base – farina, acqua, olio, pomodoro e mozzarella – sono sapientemente assemblate per dar vita ad una pietanza equilibrata, capace di fornire tutti i principali nutrienti.

 

A dicembre 2017 la pizza napoletana è stata consacrata patrimonio Unesco grazie ad una raccolta di firme in tutto il mondo.

A dicembre 2017 la pizza napoletana è stata consacrata patrimonio Unesco grazie ad una raccolta di firme in tutto il mondo.

 

L’impasto fornisce carboidrati complessi, fonti di energia a lento rilascio e protagonisti indiscussi della dieta. Per i più integerrimi, in molte pizzerie oggi è possibile scegliere basi realizzate con farine integrali o ricavate da altri cereali. Ciò permette un migliore apporto di fibra e una maggiore varietà: vale la pena provare!

L’olio di oliva extravergine offre invece grassi protettivi e vitamina E, mentre nella salsa di pomodoro troviamo vitamine, sali e antiossidanti come il licopene. Si tratta, tra l’altro, di due ingredienti cardine della dieta mediterranea, da tempo studiata per i suoi benefici.

La mozzarella va ad ultimare il quadro, apportando proteine e importanti minerali quali il calcio. Va però ricordato che la pizza fa scattare il nostro contatore dei formaggi, che non dovrebbero essere consumati più di 2-3 volte a settimana come pietanza. Se nel weekend è nostra abitudine gustare una pizza con mozzarella, cerchiamo di organizzare il nostro menù settimanale in modo che i formaggi siano previsti al massimo in un paio di occasioni.

Per chi desidera migliorare il valore nutrizionale della pizza, la ciliegina sulla torta è rappresentata da un’aggiunta di verdure crude o cotte, che concorrono a soddisfare il fabbisogno di fibra e micronutrienti. Ci si può davvero sbizzarrire: anche i funghi valgono come verdura, e possono dare decisamente una marcia in più al piatto. Attenzione invece a mais (è un cereale, dunque fornisce carboidrati), patate (sono tuberi, dunque forniscono carboidrati), olive ed ortaggi sott’olio (dai carciofini ai pomodori secchi).

Chi ha necessità di tenere a bada l’apporto di grassi può ad esempio optare per una schiacciata o una pizza rossa senza mozzarella, con aggiunta di verdure, affettati magri (come prosciutto crudo sgrassato, bresaola, speck privato del grasso), tonno o alici.

Non resta che affrontare l’inconveniente della dimensione ragguardevole. Il peso di una pizza margherita si aggira, infatti, intorno ai 300-350 g, il che si traduce, nella lingua delle diete, in circa 800 kcal (destinate ad aumentare al crescere dei condimenti ad alta densità energetica). Senza considerare che spesso e volentieri la pizza si accompagna a birra o bibite, che hanno la loro responsabilità calorica del pasto.

Come gestire questa pecca? Beh, se la giornata alimentare viene ben pianificata, non ci sono problemi: se sappiamo di recarci in pizzeria per cena, possiamo avere un occhio di riguardo per la porzione di pasta o di pane del pranzo oppure optare per una preparazione più sobria del previsto (un minestrone? Una zuppa di verdure e legumi?). E per chi proprio non volesse rischiare di eccedere con le calorie, è sempre possibile richiedere una pizza di taglia baby o, perché no…condividere con chi siede a tavola con noi!

 

 

Photo Credits: Ilfattoalimentare

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.