Obesità infantile: cos'è e come affrontarla?

Obesità infantile: cos'è e come affrontarla?

L’obesità infantile è l’effetto di diverse cause, più o meno evidenti, che interagiscono tra loro: una scorretta alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica, fattori di tipo genetico/familiare e fattori psicologico-emotivi. E’ proprio su questi ultimi che vorrei porre la mia attenzione quest’oggi.
 
Molti genitori chiedono come fare per evitare che il figlio mangi più del dovuto e che ingrassi a vista d’occhio, ma la sola cosa che sanno osservare, con passività e frustrazione, è: “sta tutto il giorno sul divano a guardare la tv e a mangiare schifezze”! In realtà il loro ruolo è fondamentale, soprattutto nel collegare la richiesta di cibo del bambino ad eventi o situazioni che possono avergli creato disagio, ma anche nel notare quali sono le loro emozioni mentre il bambino implora di voler mangiare.
 
obesità infantile

Secondo l’indagine diffusa dall’Osservatorio del dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università Milano Bicocca dal nome “L’obesità Infantile: un problema rilevante e di sanità pubblica”, un bambino su quattro in Italia è sovrappeso. Uno su dieci, invece, è obeso. (fonte: il Tirreno)

 

Purtroppo è più facile pensare di risolvere i problemi con soluzioni apparenti, ad esempio usando dolci e caramelle come premio per sedare i capricci, perché è difficile tollerare lamentele ed urla. Così, però, non si fa altro che alimentare, nel vero senso della parola, il senso di malessere del figlio.
A differenza dell’adulto, un bambino non riesce a dare significato a molti suoi sentimenti e non sa neanche auto-contenerli o esprimerli utilizzando modalità alternative, perciò è compito dei familiari interpretare i suoi stati d’animo e offrirgli attenzione, comprensione e dialogo. In realtà è proprio questo ciò di cui ha bisogno un bambino che mangia troppo e tende a compensare i suoi disagi riversandoli nella ricerca spasmodica di cibo.

 

Ma come si arriva ad associare questi bisogni con il riempimento dello stomaco?

 
Il prendersi cura di un bambino passa attraverso la via dell’alimentazione: la madre insieme al suo latte trasmette, con la presenza, lo sguardo ed il contatto corporeo, non solo nutrimento fisico, ma anche nutrimento affettivo ed emotivo al piccolo. Il cibo quindi assume il potere non solo di alimentare, ma anche quello di trasmettere amore, soddisfazione, calore e conforto.
 
Se la madre tende ad essere iperprotettiva ed ansiosa, il bambino verrà nutrito esageratamente per troppa apprensione ed eccessivo accudimento e questo creerà in lui, con il tempo, il bisogno di alimentarsi ogni qualvolta si presenteranno ansia e preoccupazione. Al contrario, se la madre è una persona distaccata, fredda e poco comprende le esigenze del suo bambino, può interpretare in maniera sbagliata i segnali mandati (come pianto e urla) e codificarli come fame, per cui il bambino riceverà cibo ad ogni suo tipo di richiesta ed imparerà così a scambiare anche lui per fame tutte le sue esigenze affettive, di attenzione e comprensione. In seguito egli, sarà portato a compensare l’incomprensione da parte degli altri ed il conseguente senso di solitudine , mangiando e usando gli alimenti come sostituti di un rapporto gratificante in cui sentirsi accolto ed ascoltato. Se un genitore si sente nel suo ruolo inadeguato, criticato, triste, solo e arrabbiato, sarà inevitabile che queste emozioni vengano trasmesse al figlio che, nelle prime fasi della vita, dipende senza dubbio da chi si prende cura di lui.
 
E’ importante quindi che i genitori (la madre, come anche il padre) capiscano che il loro stato d’animo è fondamentale nel creare un sano legame del figlio con il cibo, e che quello che loro vivono e sentono, influenza in maniera diretta il percorso di crescita del bambino.
 

Perciò, quali strategie si possono usare per combattere l’obesità infantile?

 

obesità infantileLo stato d’animo dei genitori è essenziale a creare un legame sano tra il figlio ed il cibo!

 
La cosa migliore da fare è quella di spostare l’attenzione verso altri tipi di gratificazione e proporre al bambino delle alternative più valide e funzionali che quella di stare sul divano a mangiare: portarlo a casa di un amico, farsi aiutare nello svolgere un’attività, spronarlo a fare un disegno, renderlo partecipe di qualcosa senza muovergli critiche o rinfacciandogli la sua pigrizia o la sua grassezza.
Il bambino sa già di essere “cicciottello” e sa già che il suo comportamento non è socialmente accettato: le battute sull’aspetto fisico non si risparmiano neanche in giovane età ed i compagni possono già averlo preso in giro facendolo sentire diverso.
Il genitore può e deve cercare di interrompere questa cattiva gestione del cibo proponendosi come la persona a cui fare riferimento nei momenti di bisogno e non l’ennesima persona che critica e svaluta il bambino, poiché questo non farebbe altro che alimentare la sua rabbia e la sua sofferenza. Può offrirgli la sua presenza, il suo ascolto e cercare di spostare l’argomento cibo in secondo piano, poiché ha capito che il cibo è solo il mezzo che il figlio ha trovato per sentirsi meglio, ma non il vero problema.

 

Photocredits: UrbanPost ; TermoliOnline ; FuturoQuotidiano

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Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l'attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.