Perchè a Pasqua si mangiano le uova?

Perchè a Pasqua si mangiano le uova?

Che Pasqua sarebbe senza uova? Allegoria di vita e rinascita già molto tempo prima di essere adottato dalla simbologia cristiana, l’uovo vanta una lunga storia di significati, tradizioni e gesti rituali presso numerosi popoli.

L’uovo pasquale, oggigiorno, rievoca alla memoria dei più un piacevole ricordo fatto di cacao, latte e nocciole (per le reminiscenze più golose). Chi non sta già pregustando lo scricchiolio dell’incarto colorato, preambolo di dolcezza e sorpresa?

Nonostante il goloso dono di cioccolato abbia avuto un’enorme fortuna, tanto da diventare uno dei simboli universalmente riconosciuti della Pasqua, almeno nell’immaginario collettivo di bambini e ragazzi (in realtà anche in quello di molti adulti, irrimediabilmente più restii ad ammetterlo), la tradizione pasquale ha origine con un altro uovo. Quello vero, “in tuorlo e guscio”.

Ne è ancora testimonianza la benedizione delle uova (destinate a finire nel piatto il mattino della domenica di Pasqua) e l’uso di scambiarsi uova decorate (ma anche qui, sempre più spesso, il vero uovo viene scalzato da altri materiali, come cartapesta e polistirolo).

Se prima di addentare il vostro uovo di cioccolato (a proposito di dilemmi festivi: fondente o al latte?) siete curiosi di scoprire da dove derivi questa tradizione, beh…ecco l’articolo giusto!

 

Per la Pasqua 2018 si stima che gli italiani consumeranno 15 milioni di uova di cioccolato.

Per la Pasqua 2018 si stima che gli italiani consumeranno 15 milioni di uova di cioccolato.

 

L’uovo tra mito, leggenda e spiritualità

 

L’uovo, con la sua forma perfetta e la capacità di accogliere, proteggere e sviluppare la vita, ha saputo affascinare i nostri antenati nei più disparati angoli del pianeta, dando origine a culti e usanze di cui ancora troviamo residui nella nostra era.

Diversi popoli antichi assimilavano il cielo e la terra alle due parti di un uovo preposte a custodire la vita, in un parallelismo che vedeva la dimensione del cosmo e quella dell’uomo strettamente intrecciate.

Per le genti che abitavano la Mesopotamia circa 4000 anni fa l’uovo aveva un importante significato simbolico di rinnovamento e ciclicità; ma già nel Neolitico (quindi parliamo di circa 10.000 anni fa!) il concetto di uovo è presente nei luoghi di sepoltura.

Successivamente anche in India, nell’Antico Egitto e nella Grecia dei riti orfici troviamo richiami all’uovo primordiale, che ovviamente avrà a che fare con Brahma, la Fenice o Chronos (il Tempo) a seconda del contesto in cui lo collochiamo.

Anche i Persiani, come omaggio alla fecondità, erano soliti scambiarsi uova di gallina all’avvento della primavera, mentre i Romani, con il motto “omne vivum ex ovo” (ogni organismo vivente proviene dall’uovo), erano soliti seppellire uova dipinte di rosso nei loro campi, sperando di accaparrarsi il favore dei capricciosi numi.

Miti che cerchino di dare un ordine e una spiegazione al mondo, così come usanze e cerimonie che abbiano un significato condiviso tra i membri di una comunità, sono elementi cardine di ogni società. Civiltà diverse in luoghi e tempi diversi hanno sviluppato teorie, sistemi di valori e pilastri culturali unici ed originali, ma tutti quanti accomunati dallo stupore per la vita. Uno stupore interamente racchiuso nel misterioso ermetismo di un uovo.

Dunque, l’iconografia secolare cristiana giunta fino a noi – in cui l’uovo si fa emblema di risurrezione –si inserisce nel solco profondo di una tradizione preesistente. I primi cristiani sono riusciti, cioè, ad includere e rivisitare la simbologia pagana: l’uovo che si rompe diventa così immagine del sepolcro che si apre a nuova vita.

 

La decorazione delle uova: tra semplicità e virtuosismo

 

In Occidente, l’usanza di scambiarsi le uova come segno di rinascita sembra risalire al 1176, quando re Luigi VII rientra a Parigi al termine della seconda crociata. Per festeggiare il sovrano, il priore dell’Abbazia di Saint German-des-Pres gli fa dono di numerosi prodotti delle sue terre: pare che la grande quantità di uova sia stata poi distribuita al popolo, aprendo così le danze dello scambio di uova in ricorrenza della Pasqua.

E se il popolo si limitava a bollire le uova e a decorarle con semplici fiori, i nobili non perdevano occasione per ostentare la propria ricchezza. Nei libri contabili di Edoardo I d’Inghilterra è menzionata una spesa per la realizzazione di 450 uova rivestite d’oro, ma è con Peter Carl Fabergé, orafo alla corte dei Romanov, che l’arte della decorazione raggiunge il suo culmine. Nel 1883, quando lo zar Alessandro III richiede un dono pasquale per la propria consorte, Fabergé dà vita ad un uno scrigno di platino e pietre preziose, che dischiudeva al suo interno un regalo (neanche a dirlo, in oro ovviamente).

 

Oggi l’usanza di decorare le uova, specialmente con il colore rosso, è viva soprattutto nei paesi dell’Europa Orientale; in Italia, tuttavia, sono celebri le uova rosse di Ischia.Oggi l’usanza di decorare le uova, specialmente con il colore rosso, è viva soprattutto nei paesi dell’Europa Orientale; in Italia, tuttavia, sono celebri le uova rosse di Ischia.

 

E cioccolato sia

 

Sul suo conto ci sono ancora incertezze e ambiguità. Il primo uovo di cioccolato, secondo alcuni, sarebbe stato realizzato alla corte barocca di Luigi XIV. Altri, invece, sostengono che l’idea sia tutta made in America, tra l’altro patria del cacao.

Ciò che sappiamo di certo è che l’uovo di cioccolato veniva già consumato in Germania ed in Francia ai primi del 1800. A quest’epoca, però, questa prelibatezze aveva una fattezza decisamente diversa da quella a cui siamo abituati: le prime uova erano ancora piene di cioccolato al loro interno, inoltre la pasta era irregolare e molto fragile.

Dobbiamo aspettare diversi decenni prima che perizia e dedizione dei maestri cioccolatieri permetta di fare passi da gigante nella produzione del cioccolato: viene introdotto il concaggio, tecnica messa a punto dallo svizzero Rudolphe Lindt che permette di ottenere una pasta fluida ed omogenea, e il cioccolato si arricchisce di nuovi ingredienti, come il latte.

Nel 1875, l’azienda dolciaria inglese Cadbury mette in commercio il primo uovo di cioccolato “moderno”: vuoto e con sorpresa. In realtà, secondo altre fonti, il primato spetterebbe ai torinesi, che però introdussero la sorpresa (principalmente zuccherini e confetti) nelle loro forme di cioccolato solo nel 1925.

Chiunque sia l’artefice, anche quest’anno le nostre papille dovranno ringraziare i nostri ingegnosi antenati per aver inventato una tale leccornia. Occhio, comunque, a non esagerare: anche chi ha rispettato il fioretto di astinenza da dolci dovrebbe fare ricorso alla parsimonia.

 

 

Photo Credits: RadiosubasioGamberorosso

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.